domenica 22 maggio 2016

Lacrime

Le lacrime di Bonaventura e Donnarumma hanno bagnato il manto erboso dell'Olimpico. Non è bastata la mano davanti agli occhi per coprire la tristezza di due dei migliori giocatori del Milan dopo la sconfitta di ieri sera contro la Juventus. Infatti, nonostante una prestazione d'applausi e le onori delle armi, un gol di Alvaro Morata in pieno tempo supplementare è bastato ai bianconeri per completare il Double per il secondo anno di fila, condannando i giocatori del Milan ad osservare le proprie medaglie d'argento e a pensare ad un'altra stagione fallimentare passata agli archivi, ma sarebbe sbagliato dire che è tutto da buttare dopo questa partita.

Partiamo dal presupposto che quella del Milan è stata una reazione d'orgoglio: la sconfitta con la Roma, le critiche di Brocchi e l'incessante contestazione dei tifosi hanno spinto gli undici in campo a dare un ultimo colpo di reni per dimostrare che il Diavolo non è morto, ma respira ancora a pieni polmoni. E allora il Milan parte forte: il primo tempo è tutto rossonero, infatti la Juve non si fa mai vedere veramente in avanti, eccezion fatta per un timida occasione per Dybala che non impegna Donnarumma.  Alla squadra di Cristian Brocchi però, manca solo il colpo finale per concretizzare l'azione, una volta ad evitare il colpo ci pensa la retroguardia juventina, un'altra volta ci pensa Neto, mentre molte, anzi troppe altre volte è lo stesso Milan a mancare di precisione per mettere la palla in fondo alla rete. Finisce il primo tempo e i rossoneri non sembrano volersi arrendere nella seconda frazione di gioco, infatti, Montolivo fa il capitano e incoraggia i tifosi a sostenerli pure nei secondi quarantacinque minuti, e il sostegno dei milanisti arrivati a Roma sembra dare nuova energia alla squadra: pure nel secondo tempo il Milan pare in controllo nonostante la Juve si faccia più pericolosa nel secondo tempo e stavolta pure Kucka e De Sciglio chiamano i tifosi a incoraggiarli. E l'italiano si rende protagonista pure di un coast to coast che purtroppo per il Milan non ha portato alla rete sperata. Un Milan che ha giocato un'ottima partita, ma si sa che il calcio è crudele e al minuto 110 del secondo tempo supplementare il neoentrato Morata ha fissato il punteggio sull'1-0 per i bianconeri. Una vittoria dei valori in campo per la Juventus che ha fatto valere la rosa superiore sulla grinta e lo spirito da combattente del Milan che si è arreso ai campioni d'Italia solo per le energie ormai esaurite.

Nonostante la sconfitta, il Milan ha mostrato le basi su cui deve ripartire la prossima stagione, ossia la grinta e la voglia di vincere e di non arrendersi mai che compenserebbe una qualità in campo non troppo eccelsa e forse una mentalità non da Milan, perché, onestamente, vedere giocatori del Milan, non il Pordenone di turno, piangere per aver perso la Coppa Italia, non la Champions League o anche solo la FA Cup, rappresenta un po' la mentalità mediocre dentro il quale il Milan è finito; mantenendo quest'ottica sarà difficile tornare in Champions nei prossimi anni e perciò sarà fondamentale per il Milan agire sul mercato per trovare dei leader che possano trascinare i rossoneri nei momenti di difficoltà. La scorsa estate è arrivato Carlos Bacca con questa mentalità da trascinatore, ma non può bastare solo lui, servono dei nuovi giocatori fatti e giocatori d'esperienza (non Essien possibilmente) per creare un nuovo blocco di senatori che controllino lo spogliatoio e aiutino le nuove leve a inserirsi al meglio in un club come quello di via Turati. Ieri Montolivo ha fatto il capitano per la prima volta in molto, troppo tempo, una piccola dimostrazione di carisma che però non compensa il pessimo rendimento che non può renderlo il capitano del Milan, soprattutto se quella fascia l'hanno portata leggende non solo del Milan, ma del calcio italiano come Baresi, Rivera e soprattutto Cesare e Paolo Maldini, insomma non proprio i primi che passano.

Il Milan ha ancora troppi punti di domanda per poter interpretare la prossima stagione, non si sa nemmeno chi sarà il prossimo presidente del club, non si sa se i pluricitati cinesi si faranno vivi o se Berlusconi dovrà tenere il Milan per almeno un'altra stagione. E se dovesse verificarsi l'ultima ipotesi, Silvio investirà ancora nella squadra o tornerà al metodo parametri zero? E soprattutto, riuscirà Galliani a spendere eventuali fondi in maniera più saggia rispetto all'ultima estate, dove di quei novanta milioni spesi per il mercato, venti sono stati dedicati a un giocatore chiaramente all'altezza come Bertolacci? Domande, domande, fin troppe domande per un club che probabilmente sta attraversando uno dei periodi peggiori della propria storia da quando Berlusconi stesso comprò la squadra portandola sul tetto del mondo. Ora invece, in un processo autodistruttivo molto "morattiano", il Milan è caduto dal tetto del mondo e continua a cadere inesorabilmente senza che nessuno gli dia una mano, ma prima o poi la terra e quindi il fondo verranno toccati e lì non si potrà far altro che piangere, proprio come Bonaventura e Donnarumma ieri sera; solo che le loro lacrime potrebbero pure rappresentare un nuovo inizio per rialzarsi e riscalare la vetta.

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